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Nasce la webzine “Sul Romanzo”

Cover Marzo 2010 webzine Sul RomanzoNe avevamo parlato nei giorni scorsi, oggi, dopo un lungo lavoro, nasce la webzineSul Romanzo – Informazione e cultura letteraria“, figlia di un lampo di inventiva incrociata, una scintilla partorita contemporaneamente da me e Morgan Palmas (ideatore del blog).

Si tratta di un progetto sperimentale che vede coinvolti i collaboratori del lit-blog “Sul Romanzo” e che nasce con l’intento di fornire una visione originale e alternativa del mondo della letteratura e dell’arte.

“Sul Romanzo”  è uno dei lit-blog più seguiti in Italia e il progetto della webzine nasce per venire incontro alla curiosità dei lettori che sempre di più desiderano gettare uno sguardo su un mondo affascinante come quello della lettura e della scrittura. Una webzine che parla sì di letteratura, ma anche di cinema e musica.

Un progetto indipendente, forse ambizioso, ma che mi auguro possa incontrare il favore dei lettori e diventare uno strumento di riflessione importante per tutti coloro che si affacceranno su questa nuova realtà.

Io ho il piacere di essere l’Art director della rivista e di avere curato, grazie al fondamentale contributo di Annalisa Castronovo, la veste grafica e l’impaginazione della rivista. Abbiamo pensato a qualcosa di fresco, giovane e accattivante e spero che il risultato complessivo sia di vostro gradimento.

Sono molto orgoglioso del lavoro fatto e spero che riusciremo a donarvi a ogni appuntamento qualcosa di piacevole e originale.

Stay tuned

P.S.

Questa mattina, anche BooksBlog ha parlato di noi.

Sanremo e la morte dell’italiano

Giusto ieri sera, mentre mi spostavo in auto, con la radio accesa, commentavo, in compagnia della mia dolce metà, il livello molto, ma molto basso dei testi delle canzoni di Sanremo. In particolare le nostre osservazioni avevano come oggetto la canzone Italia amore mio cantata da Emanuele Filiberto di Savoia, Pupo e Luca Canonici. Discussione che andava ben al di là delle sterili polemiche che si sono susseguite in questi giorni di Festival riguardo alla partecipazione alla kermesse del trio canterino e delle tematiche (più o meno condivisibili) affrontate dal brano.

Avevo suggerito che sarebbe stato molto interessante effettuare una bella analisi del testo di tutte le dieci canzoni giunte in finale allo scopo di mettere in evidenza la violenza perpetrata da sedicenti autori nei confronti della lingua italiana sottolineando quella tendenza bassomimetica di cui parlava, sulle colonne del “Corriere della sera“, Antonio Scurati.

Potete immaginare il mio stupore quando, questa sera, mi sono ritrovato davanti un articolo scritto da Marilù Oliva, sulle pagine di “Carmilla on line”. Articolo nel quale la Oliva affronta con precisione e acume la questione dell’impoverimento della lingua prendendo in esame giusto la canzonetta del sig. di Savoia & Co.

Quanto c’è da dire, lo ha scritto con competenza Marilù Oliva, quindi rinvio alle sue righe per approfondire un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Io sono il primo a commettere errori evitabili, ma sono anche consapevole dei miei limiti e mi impegno ogni giorno per migliorarmi e riuscire a scrivere sempre con maggiore consapevolezza e mestiere. Provo sempre ribrezzo nei confronti della violenza che con estrema noncuranza si usa nei confronti della nostra povera lingua.

Stay tuned.

Riflessioni su Tolkien

Volevo segnalare, per chi non li avesse mai letti, due articoli apparsi nel corso dello scorso mese di gennaio sul blog “Carmilla on line” (il cui direttore editoriale è il noto scrittore e giornalista Valerio Evangelisti). Entrambi i post affrontano aspetti molto interessanti del lavoro di John Ronald Reuel Tolkien.

Il primo si intitola Tolkien in Italia: aria nuova, dopo 40 anni di strumentalizzazione.

Il secondo articolo, invece, riporta un articolo apparso sulla rivista “Endoré” intitolato Tolkien e i Cohabiters e scritto da Wu Ming 4.

Sono due articoli molto interessanti e di sicuro interesse per tutti gli appassionati di fantasy e amanti del lavoro di Tolkien.

Stay tuned,

MM

Leonardo da Vinci, il più grande italiano di tutti i tempi.

E serviva veramente Francesco Facchinetti per arrivare a questa conclusione e un’intera trasmissione televisiva?

Credo di no, e credo che molti possano essere d’accordo con me.

Ho seguito “Il più grande…” a stralci e ho indugiato sulle battute finali dell’ultima puntata più per curiosità “socio-culturale” che per altro. Sì, perché era interessante scoprire chi il pubblico avrebbe elevato agli onori come più grande italiano di tutti i tempi. Perché, diciamolo, che vincesse Leonardo era anche scontato (come minimo auspicabile), soprattutto perché lui, oltre a essere il più grande italiano, è anche il più grande al mondo. Insomma, un uomo così intelligente, colto, curioso, capace di eccellere in molteplici aspetti del sapere umano, innovatore e provocatore. Uno di quegli individui che, nonostante tutto, ti fanno andare orgogliosi delle tue origini, del tuo essere italiano.

Come cantava Giorgio Gaber: io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono. Io, in realtà, mi sento abbastanza italiano e mi sento siciliano, però, a volte, ci vuole faccia tosta per andare in giro a schiena dritta, visto la “munnizza” che ci circonda a più livelli (sia in senso metaforico che non) e vista la pessima reputazione di cui godiamo in ambito internazionale.

Ci vorrebbe una bella passata di straccio che ridia un po’ di quel lustro che abbiamo perduto e che fatichiamo a recuperare. Agli occhi del mondo siamo un popolo eccezionale, carico di fascino e di charme. In realtà, in molti casi, ci culliamo sui fasti del nostro passato senza curarci, in realtà, molto di salvaguardarlo e di coltivare il presente in funzione del nostro futuro. E questa non è certo una nota di merito.

Ieri, Gianpiero Mughini ha sottolineato – rispondendo a un rappresentante della stampa estera – come sia desolante il fatto che noi, per trovare una grande personalità dobbiamo andare a riesumare una persona vissuta cinque secoli fa. In effetti, nell’ultimo secolo, non abbiamo un granché di cui vantarci in giro per il mondo. Certo, Leonrardi da Vinci, nella lunga storia italiana, non è solo. Ci sono (in ordine sparso) Dante Alighieri, Galileo Galilei, Alcide De Gasperi, Giuseppe Verdi, Francesco Petrarca, Italo Calvino… Però, più ci avviciniamo ai giorni nostri, più diventa difficile riuscire a trovare degli individui così eccellenti, così incredibilmente dotati di acume e quella capacità quasi innata di innovare e migliorare la vita di tutti.

Possiamo vantarci di avere tra i nostri antenati alcuni degli uomini più grandi della storia dell’umanità, ma di certo, cullarsi sulle glorie del passato non ci servirà a vivere meglio nel nostro futuro. Serve più impegno e minore indolenza.

Alla fine dei conti, il mio giudizio su “Il più grande…” è identico a quello riservato dal rag. Ugo Fantozzi alla Corazzata Potemkin.

Stay tuned,

MM

Salotti buoni e dibattito nell’era di Internet

Da più parti si legge della rivoluzione che sta interessando il mondo della letteratura (in Italia e nel mondo) e soprattutto delle modalità in cui oggi avviene il necessario confronto tra autori; siamo completamente immersi in una melma lattiginosa e appiccicosa che chiamiamo Rete.

Nell’edizione locale on line di “Repubblica”, Marcello Benfante ha scritto un interessante articolo sulle dinamiche che si sviluppano su Internet tra gli scrittori e sul valore dei blog. Ho letto l’articolo con interesse e alla fine ho deciso di pubblicare anch’io due righe a riguardo. Non perché ritenga la mia parola superiore a quella di Benfante, quanto piuttosto per la necessità che sento di esprimermi all’interno di un dibattito che, per quanto possa sembrare auto-referenziale, in realtà coinvolge l’attività di migliaia di persone e che quindi ritengo di notevole importanza, per lo meno in quest’ambito specifico.

Io ho iniziato da poco a seguire il dibattito letterario italiano, devo essere sincero, su per giù da quando ho capito che scrivere mi piaceva molto e che le idee che stavo appuntando potevano dare origine a qualcosa di interessante (almeno per me). Allora, mi sono messo alla ricerca di luoghi virtuali in cui potere approfondire le mie conoscenze, inserirmi all’interno di un umus che potesse fare da fertilizzante per la mia crescita. Così mi sono imbattuto in tre blog che rappresentano le mie letture giornaliere da ormai molti mesi. Il primo è il blog di Loredana Lipperini, “Lipperatura“; Il secondo è quello del mio conterraneo Massimo Maugeri, “Letteratitudine” e, infine, il terzo è “Sul Romanzo“, blog con il quale, tra l’altro, collaboro attivamente da alcuni mesi. C’è poi un altro blog che leggo saltuariamente, ma che stuzzica sempre la mia curiosità: “Nazione Indiana“.

Poi ci sono i blog personali degli scrittori. Io per esempio, seguo quelli di Giuseppe Genna, di Remo Bassini e Sandrone Dazieri, oltre che  quelli di alcuni autori fantasy italiani, prima fra tutti Licia Troisi e poi Francesco Falconi. Poi trovo sempre lucidi e intelligenti gli interventi di D’andrea G.L. nel suo blog.

Insomma, di letture in Rete ne faccio e mi tengo sempre aggiornato. Per un siciliano come me, Internet rappresenta una valvola di sfogo fondamentale per non rimanere impantanato nelle maglie dell’asfittico panorama culturale isolano. Non ci sono molte occasioni d’incontro e di confronto e neppure molte occasioni di crescita. Il che si evince anche da quanto scritto da Fabio Rizzo su Rosalio e che mi sono premurato di commentare. Raggiungere i “salotti buoni” è faticoso e dispendioso, soprattutto quando non hai uno stipendio notevole che possa foraggiare i tuoi spostamenti, così ci si tuffa nel mare binario in cui 0 e 1 si trasformano in parole e dove si possono incontrare intelligenze lontane eppure molto vicine.

Il confronto è fondamentale, soprattutto nel mondo delle idee. È basilare perché senza il confronto sui temi non si può arrivare alla consapevolezza e questa è importantissima per lo sviluppo del nascituro autore e aspirante scrittore. Leggere e partecipare al dibattito (anche non attivamente, come un piccolo lurker che si aggira nel sottobosco) si rivela una delle migliori attività che si possano svolgere per arricchirsi come autore e come intellettuale. Alla fine dei conti, i miei scritti ne usciranno arricchiti e di certo limati da molte ingenuità che ci si rende conto di avere commesso solo se il confronto è su buoni livelli.

Un altro aiuto in questi termini lo danno i social network, in particolare mi riferisco a Twitter e Facebook. Grazie a essi, infatti si può rimanere in contatto quasi-diretto con gli scrittori, partecipare a discussioni tra il serio e il faceto ma che, in ogni caso, consentono di gettare le basi per un confronto, sperando che, un giorno, si possa uscire dalle proprie quattro mura. Ma sui Social network e su altri aspetti legati alla vita culturale  italiana forse scriverò qualcosa nei prossimi giorni, o forse no.

Quindi il dibattito si sta spostando verso la Rete?

Ovviamente il confronto sull’argomento è aperto.

Stay tuned,

MM

Webzine letteraria “Sul Romanzo”

Oggi vi parlo di un progetto, un progetto che mi coinvolge e nel quale credo molto.

Come molti tra i lettori di queste pagine sapranno, collaboro da qualche mese con il lit-blog “Sul Romanzo“, un progetto che ha come obiettivo quello di condividere riflessioni, recensioni, appunti, segnalazioni sul mondo della cultura strizzando particolarmente l’occhio alla letteratura (scritta e letta).

Dalla condivisione di idee, appunto, sta per nascere una nuova creatura firmata “Sul Romanzo”: la webzine.

La rivista “Sul Romanzo” (qui la prima presentazione) è un’idea molto interessante e di certo riuscirà a coinvolgere tutti gli appassionati di libri in tutta Italia. La rete ci darà la possibilità di fare arrivare la rivista ovunque, senza limiti e confini naturali. Un progetto ambizioso e coinvolgente rivolto agli scrittori e ai lettori o ai semplici curiosi che vogliono avvicinarsi al mondo della cultura.

Ecco, la rivista “Sul Romanzo” avrà molte anime e tutte esalteranno l’indipendenza intellettuale della rivista, che avrà una linea editoriale orientata all’ibridismo, alla contaminazione e all’innovazione.

Inoltre, nella rivista sarà dato spazio ai racconti e alle poesie dei lettori, un’iniziativa per fare da cassa di risonanza agli autori più interessanti del panorama letterario italiano (attentamente selezionati dalla redazione della rivista), quelli che saranno in grado di stupire e colpire, dotati di forza critica e fortemente originali.

Che dire? vi do appuntamento al numero zero, previsto per la prima metà di marzo. Maggiori novità più avanti.

Stay tuned,

M.M.

“Ommiodio”, un iPod gigantesco!

Il nuovo iPad di AppleCon il solito clamore, tipico di questi eventi made in USA, il 27 gennaio scorso è stato presentato il nuovo prodotto della Apple: l’iPad.

Sono un fan della mela di Cupertino, non lo nego. Ho un iMac, aborro i PC Microsoft (e la maggior parte delle cose che con la Microsoft hanno a che fare), vorrei acquistare un MacBook, ho desiderato l’iPhone (anche se l’appeal iniziale si è un po’ smorzato) ed ero molto curioso di questo nuovo prodotto che si preannunciava rivoluzionario.

Ci sono stati diversi commenti in Rete, circa la bellezza o l’utilità dell’iPad, ci sono state riflessioni più o meno profonde sul suo impatto, o meglio dell’impatto del nuovo Book Store Apple sul mercato editoriale mondiale. Licia Troisi, Sandrone Dazieri e Francesco Falconi – tra gli altri – ne parlano nei loro blog e anch’io, nel mio piccolo, volevo dire la mia a riguardo.

Il mio desiderio di possedere quest’oggetto molto grazioso – devo dire – si è esaurito in circa 24 ore. Dopo avere analizzato bene cosa poteva offrirmi e capito che, in fondo, non si tratta né più né meno che di un grosso iPod (nella versione standard) o di un grosso iPhone (nella versione 3G). Jobs lo ha presentato come una rivoluzione, un oggetto che diventerà indispensabile e che cambierà il modo in cui i concorrenti si muoveranno in quel segmento di mercato (come ha già fatto l’iPhone).

Io non riesco ancora a capire l’utilità di questo oggetto, è un mio limite, lo comprendo. Tuttavia, più lo guardo più mi sembra di avere davanti un iPhone sovrappeso. E poi non riesco a spiegarmi la ragione della mancanza di una porta USB, oggi indispensabile, secondo me, in un oggetto del genere.

L’iPad, non è altro che un e-book reader, diciamo le cose come stanno. Lentamente questi oggetti stanno prendendo campo, i produttori tentano di avviare una rivoluzione non richiesta – va be’ –, minacciano di modificare il nostro modo di leggere. Dico ‘minacciano’ perché non riesco a immaginare di trascorrere ore a guardare una luce accesa su cui scorrono delle parole. Già trascorro gran parte del tempo davanti a un monitor per svariati motivi, poi, nelle ore di relax, dovrei mettermi a fissare una lampadina piatta?
No Grazie, preferisco il libro tradizionale.

So che sono contro corrente, so che molti altri lettori/autori non vedono l’ora di mettere le mani sui nuovi (bruttissimi) e-reader, per potere portare sempre con sé migliaia, no, che dico? milioni di libri pronti per essere letti. Boh! sarò strano io, ma riesco a leggere soltanto un libro alla volta, massimo due, tre, se il terzo è un saggio.

Poi c’è il partito di quelli che dicono che si recupera spazio in casa. Ma a me i libri sugli scaffali piacciono, mi piace proprio il modo in cui si dispongono, i colori, le scritte, i loghi degli editori. Mi piace prendere un libro che non leggo da tanto e annusarlo come un cane da tartufo. Sì, lo so, sono strano (o no?!).

E poi c’è il partito di quelli che pensano alla salvaguardia dell’ambiente. Pensate a tutti gli alberi salvati grazie a questi nuovi strumenti. Certo, perché sono le cartiere che stanno distruggendo i nostri boschi, non l’urbanizzazione selvaggia… Senza contare alle montagne di rifiuti non biodegradabili (o peggio tossici) che depositeremo in qualche angolo sperduto di qualche paese del terzo mondo.

No, io non ci casco. Non sento la necessità di prendere in mano un oggetto come l’iPad o qualunque altro e-reader e lasciarmi scivolare in un gorgo tecnologico più profondo di quello dentro cui già vivo (tra computer, cellulari, Tv ecc.). Dicono che le tecnologia ci migliorano la vita e da un certo punto di vista è vero. Però ci sono aspetti che non teniamo in conto e che invece fanno sì che le tecnologie la vita ce la peggiorino: ci muoviamo meno, impieghiamo un minor numero di neuroni per far di conto, per fare due esempi.

Il fatto di muoversi meno, poi, incide su molti aspetti del nostro corpo: ingrassiamo, indeboliamo i nostri muscoli e le nostre ossa, deformiamo la nostra colonna vertebrale. Sarebbe meglio passeggiare, come facevano i pensatori greci.

Bisogna inserire nella propria vita la giusta dose di tecnologia e non dimenticare mai quella parte di noi che non possiamo mettere da parte, la nostra componente animale, selvaggia.

Infine, volevo fare una breve riflessione sul mercato editoriale. Ben vengano le nuove tecnologie, ben vengano le innovazioni. Ma non dimentichiamo mai che i libri, i giornali, le riviste, sono il frutto del lavoro di molte persone, sono il risultato di ore e ore di fatica (mentale, certo, non si sta parlando della costruzione di un ponte) per riuscire a partorire una buona pagina. Ecco, questo lavoro deve essere rispettato e tutelato. Non so che fine faranno le case editrici e i librai (secondo me, in questo momento, rischiano di meno i primi che non i secondi), so, però, che per scrivere un libro (romanzo o saggio o altro) servirà sempre un autore, così come serve per scrivere un brano musicale o per realizzare un film. Senza gli autori non ci sarebbe il frutto del loro intelletto e gli autori devono essere tutelati fornendo gli strumenti per mettere un freno alla pirateria (informatica e non) e al dilagante mal costume di scaricare dalla Rete qualcosa, qualunque cosa, per il puro gusto di possederla, per il piacere di ottenerla senza pagare, frodando chi per realizzare quel qualcosa ha investito il suo tempo o, a volte, anche il suo denaro. Non mi piace il modo in cui taluni ammiccano alla pirateria informatica, non mi piace perché si inserisce all’interno di un contesto generale di derisione delle norme in cui non si perde occasione per sminuire il valore delle regole che invece dovrebbero essere condivise e rispettate, migliorate se serve, ma mai aggirate.

In calce, volevo segnalare qualche articolo tratto dal blog “Sul Romanzo” nei quali si discute proprio del dibattito sulla piraterie e sulla diffusione degli e-book:

e-book: vantaggi e svantaggi. Regalo per Natale? – prima parte

• e-book: vantaggi e svantaggi. Regalo per Natale? – seconda parte

Io e il mio amico ebook reader: Cybook Gen 3 gold edition

Italian ebook reader: una diavoleria evitabile?

Pirateria ed editoria: che cosa sta accadendo?

Il file sharing illegale potrebbe aiutare uno scrittore emergente?

Pirateria: pro o contro?

Google Books: ricerca libri e diritti d’autore

Inoltre, segnalo sempre il portale “Liber Liber” da cui è possibile scaricare in maniera gratuita e perfettamente legale un notevole numero di testi di autori per i quali sono trascorsi i termini di sfruttamento patrimoniale dell’opera.

Stay tuned,

MM

Il giardino dei viandanti e “Il racconto dei due regni”

Pochi giorni fa è stato pubblicato il sito dell’associazione culturale “Il giardino dei viandanti“. Si tratta di una bella iniziativa di Alessia Calognesi che, insieme con altri, si propone di diffondere il valore dell’uguaglianza e l’incontro tra le culture.

Parlo di questo progetto per due ragioni, la prima (la più ovvia) è che ritengo molto lodevole il lavoro che si propongono di fare i fondatori del “giardino”, soprattutto in questo periodo in cui sembra che non si parli d’altro che di odio razziale, xenofobia e altre cose deprecabili. Io sono molto sensibile verso queste tematiche e ritengo che associazioni come “Il giardino dei viandanti” debbano sempre nascere, crescere e prosperare.

Veniamo alla seconda ragione che mi porta a parlare del “giardino” e dei suoi “viandanti”. Qualche giorno addietro, sono stato contattato da Alessia, la quale mi ha gentilmente chiesto se fossi disponibile a donare un mio racconto all’associazione. Sono stato molto lusingato per la richiesta e mi sono subito messo all’opera per regalare al “giardino” qualcosa di originale. Ne è venuto fuori un racconto breve al quale mi sono subito affezionato. Il titolo è Il racconto dei due regni e lo potrete leggere nelle pagine del sito dell’associazione.

Chi mi conosce e mi segue su queste pagine o su facebook, sa che non mi trovo molto a mio agio con i racconti, la mia forma prediletta è il romanzo, per tante ragioni che ho esposto in diverse occasione. Tuttavia, ogni tanto mi piace dilettarmi con un racconto e questa occasione mi è sembrata quella buona per mettere nero su bianco qualche immagine che mi girava per la mente.

Buona lettura.

Stay tuned,

MM

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