21 febbraio 2010Commenti disabilitati

Sanremo e la morte dell’italiano

Giusto ieri sera, mentre mi spostavo in auto, con la radio accesa, commentavo, in compagnia della mia dolce metà, il livello molto, ma molto basso dei testi delle canzoni di Sanremo. In particolare le nostre osservazioni avevano come oggetto la canzone Italia amore mio cantata da Emanuele Filiberto di Savoia, Pupo e Luca Canonici. Discussione che andava ben al di là delle sterili polemiche che si sono susseguite in questi giorni di Festival riguardo alla partecipazione alla kermesse del trio canterino e delle tematiche (più o meno condivisibili) affrontate dal brano.

Avevo suggerito che sarebbe stato molto interessante effettuare una bella analisi del testo di tutte le dieci canzoni giunte in finale allo scopo di mettere in evidenza la violenza perpetrata da sedicenti autori nei confronti della lingua italiana sottolineando quella tendenza bassomimetica di cui parlava, sulle colonne del “Corriere della sera“, Antonio Scurati.

Potete immaginare il mio stupore quando, questa sera, mi sono ritrovato davanti un articolo scritto da Marilù Oliva, sulle pagine di “Carmilla on line”. Articolo nel quale la Oliva affronta con precisione e acume la questione dell’impoverimento della lingua prendendo in esame giusto la canzonetta del sig. di Savoia & Co.

Quanto c’è da dire, lo ha scritto con competenza Marilù Oliva, quindi rinvio alle sue righe per approfondire un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Io sono il primo a commettere errori evitabili, ma sono anche consapevole dei miei limiti e mi impegno ogni giorno per migliorarmi e riuscire a scrivere sempre con maggiore consapevolezza e mestiere. Provo sempre ribrezzo nei confronti della violenza che con estrema noncuranza si usa nei confronti della nostra povera lingua.

Stay tuned.

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