Archivi per la categoria ‘Tempi Liberi’

Alice in Wonderland

Proprio nel giorno della sua uscita nelle sale sono andato a vedere Alice in Wonderland di Tim Burton.

Ero molto ansioso di andare al cinema, ho seguito tutte le fasi di realizzazione sin dai primi momenti, informandomi costantemente sullo stato di avanzamento delle riprese, curioso di ammirare quello che si preannunciava come l’ennesimo capolavoro del regista di Batman; e capolavoro è stato.

La mano di Tim Burton è estremamente visibile in tutto il film, dalle ambientazioni ai personaggi. La mistura tra il potere immaginifico di Lewis Carroll (al secolo Charles Lutwidge Dodgson) e la mente visionaria di Burton dona al film un carattere forte, originale e soprattutto coinvolgente.

Il cast è di buon livello, la presenza di Johnny Depp è una ciliegina sulla torta e la sua interpretazione del Cappellaio Matto è, come sempre, esemplare. Brave anche Mia Wasikowska, che interpreta Alice, Helena Bonham Carter, nel ruolo della Regina Rossa (la Regina di Cuori) e Anne Hathaway, interprete della Regina Bianca.

Inutile discutere della trama. Tim Burton pesca a piene mani in Alice nel Paese delle meraviglie e nel successivo Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò e ne ricava una storia ricca, in grado di far volare la fantasia e di restituire le sensazioni che si provano affrontando la lettura dei due romanzi. Il racconto di Carroll è una pietra miliare della letteratura fantastica, i personaggi sono intriganti, mai banali e intrisi della forza che pervade tutta la narrazione di Alice. Tim Burton è riuscito a trasportare quella stessa forza nei suoi personaggi e a immergere gli attori in quell’atmosfera che tanto abbiamo amato leggendo l’opera di Carroll.

Bisogna rendere atto a questo Alice in Wonderland di essere riuscito a omaggiare l’opera di Lewis Carroll senza tradurre o adattare il testo al linguaggio filmico, ma piuttosto ricavando dalla storia qualcosa di nuovo, un sequel ideale di cui sono molto grado al regista americano e che è stato in grado di donarmi 108 min. di emozioni.

L’unica critica che posso muovere a questo film è relativa alla qualità del 3D. Dopo l’eperienza di Avatar, Alice in Wonderland risulta poco curato nel suo aspetto tridimensionale e la resa complessiva della visione, soprattutto nei minuti iniziali, ne risente notevolmente.

Voto: ★★★★☆

Stay tuned

Book trailer. Un mito sfatato

Vi segnalo il mio ultimo articolo dal blog “Sul Romanzo”. Prosegue la mia analisi della comunicazione editoriale applicata alle piccole realtà.

Vi ricordo anche che nella sezione “Tracce” del mio sito, potrete trovare l’elenco completo di tutti i miei interventi delle scorse settimane.

Stay tuned.

Sanremo e la morte dell’italiano

Giusto ieri sera, mentre mi spostavo in auto, con la radio accesa, commentavo, in compagnia della mia dolce metà, il livello molto, ma molto basso dei testi delle canzoni di Sanremo. In particolare le nostre osservazioni avevano come oggetto la canzone Italia amore mio cantata da Emanuele Filiberto di Savoia, Pupo e Luca Canonici. Discussione che andava ben al di là delle sterili polemiche che si sono susseguite in questi giorni di Festival riguardo alla partecipazione alla kermesse del trio canterino e delle tematiche (più o meno condivisibili) affrontate dal brano.

Avevo suggerito che sarebbe stato molto interessante effettuare una bella analisi del testo di tutte le dieci canzoni giunte in finale allo scopo di mettere in evidenza la violenza perpetrata da sedicenti autori nei confronti della lingua italiana sottolineando quella tendenza bassomimetica di cui parlava, sulle colonne del “Corriere della sera“, Antonio Scurati.

Potete immaginare il mio stupore quando, questa sera, mi sono ritrovato davanti un articolo scritto da Marilù Oliva, sulle pagine di “Carmilla on line”. Articolo nel quale la Oliva affronta con precisione e acume la questione dell’impoverimento della lingua prendendo in esame giusto la canzonetta del sig. di Savoia & Co.

Quanto c’è da dire, lo ha scritto con competenza Marilù Oliva, quindi rinvio alle sue righe per approfondire un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Io sono il primo a commettere errori evitabili, ma sono anche consapevole dei miei limiti e mi impegno ogni giorno per migliorarmi e riuscire a scrivere sempre con maggiore consapevolezza e mestiere. Provo sempre ribrezzo nei confronti della violenza che con estrema noncuranza si usa nei confronti della nostra povera lingua.

Stay tuned.

Bastardi senza gloria

Anche se colpevolmente in ritardo (non ho avuto modo di poterlo vedere sul grande schermo), in questi giorni ho potuto guardare il DVD dell’ultimo film di Quentin Tarantino, Bastardi senza gloria (Inglorious Basterds). Molto è stato scritto su questo film ed ero molto preparato alla visione di una pellicola che, di certo, era stata progettata per entrare nell’olimpo dei migliori film, per lo meno della stagione passata (poi è arrivato Avatar a spazzare via ogni velleità).

Bastardi senza gloria è un film che mi ha lasciato con un po’ di amaro in bocca. L’ho seguito con interesse dall’inizio alla fine, tuttavia senza soddisfazione. Alla fine dei conti mi aspettavo qualcosa di meglio.

Il film risulta a tratti eccessivamente lento e Tarantino cade troppo spesso in un eccesso di dettagli macabri, fine a se stesso ed evitabile. Il ritmo viene smorzato dai continui intermezzi in lingua tedesca, non doppiati e spesso talmente incalzanti da non riuscire a leggere i sottotitoli (e il mio tedesco è un po’ arrugginito, forse, direi meglio, inesistente). Il momento più entusiasmante del film è il finale, l’epilogo inaspettato, per certi versi, lascia con una nota di incredulità, la storia prende una piega imprevista anche se l’esito del secondo Conflitto Mondiale rimane immutato.

Brad Pitt interpreta un vero bastardo (Aldo Raine), un uomo che colleziona scalpi di nemici uccisi (alla fine dei conti dovrebbero essere almeno 800…), senza scrupoli e amante delle incisioni corporali, una sorta di sadico sergente di ferro che non guarda in faccia niente e nessuno pur di arrivare al suo obiettivo: massacrare quanti più nazisti possibile.

Nulla da eccepire sulla regia, il montaggio, il sonoro, la fotografia, tutto molto bello. Anche se personalmente non gradisco alcune cifre stilistiche proprie di Tarantino di cui questo film è pieno zeppo.

Voto: ★★☆☆☆

Stay tuned,

MM

Riflessioni su Tolkien

Volevo segnalare, per chi non li avesse mai letti, due articoli apparsi nel corso dello scorso mese di gennaio sul blog “Carmilla on line” (il cui direttore editoriale è il noto scrittore e giornalista Valerio Evangelisti). Entrambi i post affrontano aspetti molto interessanti del lavoro di John Ronald Reuel Tolkien.

Il primo si intitola Tolkien in Italia: aria nuova, dopo 40 anni di strumentalizzazione.

Il secondo articolo, invece, riporta un articolo apparso sulla rivista “Endoré” intitolato Tolkien e i Cohabiters e scritto da Wu Ming 4.

Sono due articoli molto interessanti e di sicuro interesse per tutti gli appassionati di fantasy e amanti del lavoro di Tolkien.

Stay tuned,

MM

Leonardo da Vinci, il più grande italiano di tutti i tempi.

E serviva veramente Francesco Facchinetti per arrivare a questa conclusione e un’intera trasmissione televisiva?

Credo di no, e credo che molti possano essere d’accordo con me.

Ho seguito “Il più grande…” a stralci e ho indugiato sulle battute finali dell’ultima puntata più per curiosità “socio-culturale” che per altro. Sì, perché era interessante scoprire chi il pubblico avrebbe elevato agli onori come più grande italiano di tutti i tempi. Perché, diciamolo, che vincesse Leonardo era anche scontato (come minimo auspicabile), soprattutto perché lui, oltre a essere il più grande italiano, è anche il più grande al mondo. Insomma, un uomo così intelligente, colto, curioso, capace di eccellere in molteplici aspetti del sapere umano, innovatore e provocatore. Uno di quegli individui che, nonostante tutto, ti fanno andare orgogliosi delle tue origini, del tuo essere italiano.

Come cantava Giorgio Gaber: io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono. Io, in realtà, mi sento abbastanza italiano e mi sento siciliano, però, a volte, ci vuole faccia tosta per andare in giro a schiena dritta, visto la “munnizza” che ci circonda a più livelli (sia in senso metaforico che non) e vista la pessima reputazione di cui godiamo in ambito internazionale.

Ci vorrebbe una bella passata di straccio che ridia un po’ di quel lustro che abbiamo perduto e che fatichiamo a recuperare. Agli occhi del mondo siamo un popolo eccezionale, carico di fascino e di charme. In realtà, in molti casi, ci culliamo sui fasti del nostro passato senza curarci, in realtà, molto di salvaguardarlo e di coltivare il presente in funzione del nostro futuro. E questa non è certo una nota di merito.

Ieri, Gianpiero Mughini ha sottolineato – rispondendo a un rappresentante della stampa estera – come sia desolante il fatto che noi, per trovare una grande personalità dobbiamo andare a riesumare una persona vissuta cinque secoli fa. In effetti, nell’ultimo secolo, non abbiamo un granché di cui vantarci in giro per il mondo. Certo, Leonrardi da Vinci, nella lunga storia italiana, non è solo. Ci sono (in ordine sparso) Dante Alighieri, Galileo Galilei, Alcide De Gasperi, Giuseppe Verdi, Francesco Petrarca, Italo Calvino… Però, più ci avviciniamo ai giorni nostri, più diventa difficile riuscire a trovare degli individui così eccellenti, così incredibilmente dotati di acume e quella capacità quasi innata di innovare e migliorare la vita di tutti.

Possiamo vantarci di avere tra i nostri antenati alcuni degli uomini più grandi della storia dell’umanità, ma di certo, cullarsi sulle glorie del passato non ci servirà a vivere meglio nel nostro futuro. Serve più impegno e minore indolenza.

Alla fine dei conti, il mio giudizio su “Il più grande…” è identico a quello riservato dal rag. Ugo Fantozzi alla Corazzata Potemkin.

Stay tuned,

MM

Cronache del ghiaccio e del fuoco – Bilancio parziale

Era da molto tempo che non parlavo delle mie letture. Non so perché, forse non volevo annoiarvi o forse ho pensato che, visto che mi sto dedicando ai classici della fantasy, dare il mio parere sarebbe stato superfluo.

Invece, ho deciso di scrivere un post, non su un libro ma su una parte consistente di un lungo ciclo che da anni sta appassionando milioni di lettori in tutto il mondo: Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Non ho ancora finito la lettura dell’intera saga ideata da George Raymond Richard Martin, ma sono ormai a buon punto, mi manca soltanto un libro (due nella versione italiana edita da Mondadori) per finire la serie fin qui pubblicata, in attesa che l’autore ci regali i libri conclusivi de A Song of Ice and Fire.

Mi sto mettendo al passo e mi sto appassionando ogni momento sempre di più. Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono un romanzo epico ricco di avventura, appassionante, scritto con originale maestria da quello che, secondo il mio punto di vista, è uno dei più grandi scrittori fantasy contemporanei.

Quello che salta all’occhio in questa saga sterminata è la costruzione artigiana e meticolosa dei personaggi. Si tratta di figure uniche, inimitabili che si stagliano tra le righe restituendo l’eco di un mondo reale che pulsa, palpita e che noi ci troviamo a osservare e vivere attraverso gli occhi di Martin e attraverso gli occhi dei suoi personaggi leggendari.

Quella scritta da George R.R. Martin è una saga che va gustata pagina dopo pagina, accostandosi ai personaggi e all’intreccio che si dipana, si ingarbuglia, si sbroglia e poi torna ad aggrovigliarsi offrendo continui colpi di scena, di quelli che non ti aspetti, di quelli che ti fanno sussultare e ti lasciano incredulo (qualcuno li ha chiamate “bastardate alla Martin”, non sono molto d’accordo).

Devo dirlo, se ci si affeziona a qualche personaggio, si va avanti a leggere senza fermarsi per ore, perdendo la cognizione del tempo. Io ho dei miei preferiti, tre in particolare: Jon Snow, Tyrion Lannister e Arya Stark. Sono tre personaggi bellissimi, affascinati, reali, con uno spessore inarrivabile. Le loro vicende mi hanno appassionato e non vedo l’ora di scoprire come andrà a finire.

Lo stile di Martin mi prende, mi affascina il suo modo di scrivere, la sua capacità di giocare con i registri e restituire un mondo reale, per nulla artefatto, costituito da individui e non da cartonati inanimati. Scorrendo le pagine si viene risucchiati nei Sette regni, si cavalca al fianco dei cavalieri sino a sentire la loro puzza e il fiato grosso del palafreno che lo trasporta, lo sferragliare delle armature e l’odore dell’erba calpestata, stiamo seduti in una tavernaccia a bere birra al doppio malto ascoltando un cantastorie che intona Le piogge di Castamere o si alzano le picche per difendere un maniero cinto d’assedio; mentre sulle nostre teste volteggiano giovani draghi e dalla terra si sollevano le fiamme del dio del Fuoco che lotta contro il feroce dio Estraneo e l’inverno avanza inesorabile.

In conclusione, questo è un parere parziale, non ho ancora concluso la saga pubblicata e la storia, in ogni caso, non è giunta al termine. Attendo che Martin mi regali un finale degno di questa fantasmagorica saga fantasy, forse il più grande racconto epico dei nostri giorni. Consiglio a tutti gli appassionati del genere di spendere un po’ del loro tempo per accostarsi a questa storia.

Stay tuned,

MM

Consigli per debuttanti autori – parte II

Ho avuto qualche difficoltà con la mia connessione ADSL, tanto bizzarra da farmi credere che il problema fosse sul blog. Quindi sono rimasto un po’ lontano da queste pagine.

Qualche giorno fa ho linkato una pagina di Sandrone Dazieri che riportava un personalissimo decalogo per aspiranti “pubblicatori”.  Nei giorni scorsi l’autore ha pubblicato un corollario e altri due articoli ricchi di chicche interessanti per approfondire la tematica relativa alle difficoltà che possono incontrare gli autori esordienti (potete trovarli qui e qui). Nel primo articolo si trovano una serie di risposte a domande poste direttamente dai lettori del blog, una buona lettura con qualche dritta per evitare di ritrovarsi completamente soli e impreparati. Nel secondo post, invece, Dazieri espone la sua posizione sull’editoria a pagamento. Posizione che, in linea di massima, io condivido e che credo dovrebbe essere divulgata con sempre maggiore forza. Ritengo che sia giusto liberare il mercato editoriale da operatori disonesti che puntano soltanto a spillare migliaia di euro senza dare nulla in cambio. State tutti con gli occhi aperti!

Buona lettura.

Stay tuned,

MM

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