Baarìa – La porta del vento
Dopo una lunga attesa, durata molti mesi, ieri sera ho avuto il piacere di vedere il nuovo film di Giuseppe Tornatore.
Vederlo, per me, era quasi un dovere civico; insomma, sono cresciuto tra Palermo, Bagheria e Santa Flavia, quindi non mi sarei potuto sottrarre per nessuna ragione. All’inizio ero dubbioso, il film mi dava l’idea di una storia un po’ pesante (in questo devo criticare chi ha realizzato il trailer), invece, Baarìa è un film piacevole, emozionante e a tratti anche divertente. Non lo definirei propriamente una commedia, però non è neppure un dramma in senso stretto. Baarìa è un film che scorre rapidamente lasciando emozioni profonde, dipingendo come un abile pittore i tratti di tre epoche della nostra storia che si susseguono e si rincorrono incidendo nella mente e nel cuore dello spettatore in maniera profonda. Una pellicola corale magistralmente interpretata da attori che sono riusciti a rendere molto bene un mondo fatto di gesti, sguardi, mezze parole ed variegate espressioni facciali.
Il film mi è piaciuto, mi è piaciuto oltre le mie aspettative, mi ha commosso, mi ha fatto sorridere. Alla fine avrei voluto applaudire, ma tutte le sensazioni erano ancora troppo vivide, sono rimasto immobile, fissando le ultime immagini e le voci fuori campo che scemavano verso i lunghissimi titoli di coda.
Come ne esce la Sicilia? Diciamo che non ne esce male. La pellicola è stata realizzata da un regista che, evidentemente, ama la sua terra e coltiva e nutre le sue origini (non mancano i riferimenti autobiografici). Ma, di certo, Tornatore non indora la pillola, offre un’immagine innamorata e per questo cruda, realistica, della vita e della cultura siciliana, senza omettere niente né le cose brutte né, tanto meno, le cose belle. Un film interamente realizzato in lingua originale (per lo meno nella versione che ho potuto vedere qui a Palermo), riuscendo a rendere la musicalità del palermitano senza le solite brutture e storpiature che si sentono in tanti film e fiction in cui gli attori parlano uno pseudo-siciliano che poco ha a che vedere con la lingua che si parla da queste parti. Giuseppe Tornatore, dentro Baarìa, ci ha messo proprio tutto, quasi non tralasciando nulla di quelle che sono state le note che hanno caratterizzato 50 anni di storia siciliana e italiana.
Insomma, Baarìa – La porta del vento sembra un film studiato in ogni particolare per potere far breccia sul pubblico e riuscire in una impresa che da troppo tempo vede le pellicole italiane escluse: vincere l’oscar. Io spero che il film venga candidato (anche se mi rendo conto che la mia opinione conta davvero poco o niente) e mi auguro che alla fine qualche oscar lo riesca a portare a casa (non solo quello come miglio film straniero, ma anche quello come miglior colonna sonora – che premierebbe un grande maestro come Ennio Morricone).
Ovviamente invito tutti a vederlo, soprattutto per riuscire a capire qualcosa di più di una terra che troppo spesso viene dipinta in maniera scellerata senza tenere conto della sua storia. Un film che ha incrinato le mie attese e mi ha saputo donare 150 minuti di emozioni, senza farmi staccare quasi mai staccare gli occhi dallo schermo.
P.S.
Io il film l’ho visto proprio a Bagheria (il paese in cui è ambientato il film) e in un cinema che a un certo punto viene pure inquadrato in una delle scene più autobiografiche di tutta la pellicola.






Sono contento di avere letto il tuo commento sul blog.
Hai ragione, non dovremmo mai dimenticarci dei nonni che hanno lottato contro il regime per rendere l’Italia un paese libero. Dovremmo lottare ogni giorno per difendere la loro memoria.
Ieri ho visto Baarìa. Mio padre è bagherese e ha doppiato alcuni personaggi così lo sono andata a vedere con lui. Vedere piovere bombe sulla mia terra mi ha emozionato fino alla commozione. La storia d’amore mi ha ricordato tante storie: i miei genitori sono il figlio di un contadino e la figlia di un medico… però sono riusciti a sposarsi nonostante mio nonno materno non fosse entusiasta. Alla fine del film mio padre mi ha raccontato di quando anche mio nonno (paterno) andava a fare comizi di sinistra e per la prima volta da quando è morto sono stata orgogliosa di mio nonno: GRAZIE NONNO! Grazie a tutti i nonni che lottando contro fascisti e mafiosi mi hanno reso LIBERA. Grazie a chi la politica non l’ha fatta per mangiare ma per sognare.