Io e i refusi. Confessioni di una mente pericolosa
Ormai è chiaro: sono malato.
Sì, per forza. Altrimenti non si spiegherebbe come mai continuo inesorabilmente a commettere errori di battitura, sempre gli stessi e che costantemente sfuggono alle mie riletture. Sto impazzendo, vivo con l’angoscia di tirare fuori documenti completamente illeggibili per via dei refusi.
Ne faccio sempre, di continuo, anche quando scrivo appena due righe. L’errore è sempre lì che si acquatta e mi aggredisce alle spalle, quando sono più vulnerabile. Accidenti.
La mia compagna attribuisce questo problema alla fretta con la quale digito le parole sulla tastiera, alla distrazione.
Probabilmente, anzi certamente, ha ragione. Allora che fare?
Come risolvo questo problema che ormai mi mette in situazioni imbarazzanti di fronte ad amici e colleghi?
Faccio la figura del demente, non ci sono dubbi su questo. Un figura barbina che mi eviterei volentieri.
Sono condannato a rileggere quello che scrivo almeno 3 volte e non è detto che, anche così, non vengano fuori dei piccoli refusi, consonanti e vocali invertite, parole troncate, /s/ scritte in luogo di una /d/ o viceversa, /i/ al posto delle /o/ o ancora maiuscole mancanti. Insomma una vera tragedia, soprattutto per uno che scrive!
Devo trovare un rimedio. Forse devo rallentare la velocità di digitazione delle parole, provare a incrementare la concentrazione sulla tastiera, sulle singole lettere che compongono una parola, altrimenti la situazione diventa come minimo stucchevole.
Non avete idea dei piccoli refusi che sto scovando leggendo la prima revisione del secondo libro di Wardaron, errori di una banalità disarmante, che non sono altro che frutto della foga, della premura di catturare i pensieri che fluiscono dalla testa alle dita e poi lungo il cavo USB che collega la tastiera al Mac.
Ma sono stanco, sono stufo di dovere subire rimbrotti per via di stupidi refusi di battitura. Sono stanco di dovere rileggere 3 volte anche mail di poche righe, per evitare di dovere fare una magra figura con il destinatario.
Ho bisogno di trovare un modo per liberarmi da questo male che mi attanaglia e che contamina la mia scrittura. Ho bisogno di mettere il focus sull’obiettivo e cancellare dalla mia vita i refusi: non ne posso più.
Basta distrazioni, sono stanco di avere la testa tra le nuvole mentre digito. Devo darci un taglio.
Sono aperto a ogni tipo di consiglio.
Stay tuned
P.S.
Volutamente non ho riletto questo brano, sono curioso di vedere quanti refusi salteranno fuori.
Nasce la webzine “Sul Romanzo”
Ne avevamo parlato nei giorni scorsi, oggi, dopo un lungo lavoro, nasce la webzine “Sul Romanzo – Informazione e cultura letteraria“, figlia di un lampo di inventiva incrociata, una scintilla partorita contemporaneamente da me e Morgan Palmas (ideatore del blog).
Si tratta di un progetto sperimentale che vede coinvolti i collaboratori del lit-blog “Sul Romanzo” e che nasce con l’intento di fornire una visione originale e alternativa del mondo della letteratura e dell’arte.
“Sul Romanzo” è uno dei lit-blog più seguiti in Italia e il progetto della webzine nasce per venire incontro alla curiosità dei lettori che sempre di più desiderano gettare uno sguardo su un mondo affascinante come quello della lettura e della scrittura. Una webzine che parla sì di letteratura, ma anche di cinema e musica.
Un progetto indipendente, forse ambizioso, ma che mi auguro possa incontrare il favore dei lettori e diventare uno strumento di riflessione importante per tutti coloro che si affacceranno su questa nuova realtà.
Io ho il piacere di essere l’Art director della rivista e di avere curato, grazie al fondamentale contributo di Annalisa Castronovo, la veste grafica e l’impaginazione della rivista. Abbiamo pensato a qualcosa di fresco, giovane e accattivante e spero che il risultato complessivo sia di vostro gradimento.
Sono molto orgoglioso del lavoro fatto e spero che riusciremo a donarvi a ogni appuntamento qualcosa di piacevole e originale.
Stay tuned
P.S.
Questa mattina, anche BooksBlog ha parlato di noi.
Senza pudore e senza vergogna
Ero indeciso se affrontare o meno la questione. Ero indeciso perché, alla fine dei conti, in questi giorni la Rete sta brulicando di messaggi indignati riguardo a quel pasticciaccio brutto delle liste elettorali.
Alla fine ho deciso di dire la mia, non perché penso che la mia opinione possa valere più di mille altre, quanto piuttosto perché credo che valga tanto quanto le altre.
I sentimenti che mi caratterizzano in questo momento sono di incredulo sconcerto. Credevo che esistesse un limite all’indecenza, ma ho dovuto riconsiderare la mia prospettiva sul lecito e sull’illecito, sul fattibile e sull’infattibile, sul decente e l’indecente, sul normale e sull’anormale.
Questo è un paese che sta andando a rotoli, e non per via della crisi economica o perché non siamo competitivi sul piano internazionale (forse sarebbe meglio dire che contiamo meno del due di mazze quando la briscola è a coppe) o per un mercato del lavoro asfittico o per le enormi sacche di povertà che sempre più gente accolgono. Siamo un paese allo sbando perché non abbiamo più il benché minimo senso della misura, non abbiamo rispetto per le regole, non abbiamo rispetto per gli altri, siano essi nostri concittadini o immigrati (e poco importa ad alcuni se si tratta di clandestini o meno). Se penso ai partigiani morti per la difesa della Nazione e delle libertà, all’impegno di esimi personaggi che hanno dato vita alla nostra Carta costituzionale (una delle più moderne e meglio scritte del mondo) e alla maniera becera con la quale loschi personaggi stanno calpestando quelle vite e quel lavoro e tutti noi, non posso che avere un conato di vomito e provare una profonda vergogna nei confronti di questi soggetti che si fregiano del titolo di Onorevole, benché le loro becere azioni di Onorevole non abbiano proprio nulla.
Dove sta l’onore se sistematicamente si modificano le regole per venire incontro a esigenze contingenti? dove sta l’onore se si calpestano i deboli e si aprono le porte ai potenti? dove sta l’onore quando ogni regola viene elusa facendo appello alla legge del più forte? dove sta l’onore quando l’uguaglianza viene data alle fiamme e si cede il passo al clientelismo più sfrenato? dove sta l’onore, mi chiedo, quando si antepone l’interesse personale davanti alle esigenze di un intero Paese? dove sta l’onore se non c’è vergogna per i propri misfatti?
Io sono stato escluso da un concorso perché avevo omesso di apporre una firma a un curriculum. A nulla è valso il ricorso, nessun decreto, nessuna legge approvata nel giro di una notte, nessun aiuto, niente di niente se non un pugno di mosche. Le liste del PDL dovevano essere escluse dalle elezioni perché gli individui che dovevano consegnare le firme raccolte sono stati degli INETTI. Doveva essere escluso perché a nessun cittadino è concessa una deroga se consegna in ritardo una domanda per la partecipazione a un concorso, a nessuno viene concesso una deroga se scade la rata del mutuo o se ritarda a pagare le tasse o se arriva al seggio elettorale dopo la chiusura delle urne perché quel giorno ha deciso di andare al mare invece di pendere parte al voto. Qui non si tratta di destra o di sinistra, non c’entrano il PDL o il PD o l’IDV o chi più ne ha più ne metta, qui si tratta di UGUAGLIANZA, qui si tratta di RISPETTO.
L’atto del Governo Berlusconi è un atto di violenza (l’ennesimo) perpetrato ai danni di un intero popolo, un popolo che però, non capisco come, rimane inebetito e immobile a guardare mentre le più basilari norme della convivenza vengono infangate, calpestate, umiliate, sotterrate. Mentre le marionette dell’opposizione danzano al ritmo del pifferaio di Arcore.
La decenza, in Italia, è morta. Non c’è più pudore e non c’è vergogna.
Questa è una vera disgrazia per tutti noi, perché questa è la tomba della nostra democrazia.
Mi verrebbero in mente parallelismi che non voglio alimentare. Credo che la mancanza di polso del Presidente Giorgio Napolitano, in questa occasione, tuttavia, verrà ricordata dalla storia come un atto di viltà che poco si sposa con la funzione di Garante della Costituzione a cui egli è preposto.
Mestamente,
cittadino Marcello Marinisi
Alice in Wonderland
Proprio nel giorno della sua uscita nelle sale sono andato a vedere Alice in Wonderland di Tim Burton.
Ero molto ansioso di andare al cinema, ho seguito tutte le fasi di realizzazione sin dai primi momenti, informandomi costantemente sullo stato di avanzamento delle riprese, curioso di ammirare quello che si preannunciava come l’ennesimo capolavoro del regista di Batman; e capolavoro è stato.
La mano di Tim Burton è estremamente visibile in tutto il film, dalle ambientazioni ai personaggi. La mistura tra il potere immaginifico di Lewis Carroll (al secolo Charles Lutwidge Dodgson) e la mente visionaria di Burton dona al film un carattere forte, originale e soprattutto coinvolgente.
Il cast è di buon livello, la presenza di Johnny Depp è una ciliegina sulla torta e la sua interpretazione del Cappellaio Matto è, come sempre, esemplare. Brave anche Mia Wasikowska, che interpreta Alice, Helena Bonham Carter, nel ruolo della Regina Rossa (la Regina di Cuori) e Anne Hathaway, interprete della Regina Bianca.
Inutile discutere della trama. Tim Burton pesca a piene mani in Alice nel Paese delle meraviglie e nel successivo Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò e ne ricava una storia ricca, in grado di far volare la fantasia e di restituire le sensazioni che si provano affrontando la lettura dei due romanzi. Il racconto di Carroll è una pietra miliare della letteratura fantastica, i personaggi sono intriganti, mai banali e intrisi della forza che pervade tutta la narrazione di Alice. Tim Burton è riuscito a trasportare quella stessa forza nei suoi personaggi e a immergere gli attori in quell’atmosfera che tanto abbiamo amato leggendo l’opera di Carroll.
Bisogna rendere atto a questo Alice in Wonderland di essere riuscito a omaggiare l’opera di Lewis Carroll senza tradurre o adattare il testo al linguaggio filmico, ma piuttosto ricavando dalla storia qualcosa di nuovo, un sequel ideale di cui sono molto grado al regista americano e che è stato in grado di donarmi 108 min. di emozioni.
L’unica critica che posso muovere a questo film è relativa alla qualità del 3D. Dopo l’eperienza di Avatar, Alice in Wonderland risulta poco curato nel suo aspetto tridimensionale e la resa complessiva della visione, soprattutto nei minuti iniziali, ne risente notevolmente.
Voto: ★★★★☆
Stay tuned
Il blocco dello scrittore. Esimi consigli
Margaret Atwood, stimata scrittrice canadese, più volte in odore di Nobel, ha pubblicato qualche settimana fa nel suo blog un decalogo pratico e veloce nel quale suggerisce le possibili strategie per uscire dal famigerato blocco dello scrittore. “Il Sole24Ore” prima e “Books Blog” poi hanno ripreso l’articolo della Atwood, il primo, tra l’altro, arricchendo il tutto con i contributi di alcuni noti autori nostrani che hanno voluto dire la loro su questo argomento di fronte al quale, prima o poi, un po’ tutti si trovano a sbattere la testa.
Le dieci dritte della Atwood sono molto carine e di certo possono aiutare a liberarsi da quella impasse che coglie in certi momenti in cui proseguire la storia che si sta scrivendo diventa farraginoso. Di certo, il “blocco dello scrittore” è una vera carogna. Un furfante che si annida nelle pieghe della narrazione e che, quando meno te lo aspetti, salta fuori per colpirti alle spalle e smontare quel che resta delle tue certezze, mandando in confusione tutto il racconto.
Questo è un modo di vedere la cosa.
Poi ci sono altri, e io sono tra questi, che ritengono che il cosiddetto “blocco” non sia necessariamente un male; che non si tratti insomma di un ostacolo, quanto piuttosto di un valido amico che ti soccorre e ti avverte che qualcosa non va, che quello che stai scrivendo non sta filando liscio come dovrebbe, che ci sono dei nodi nella storia che necessitano di un supplemento di riflessione. Il “blocco” altro non è che un consigliere, la nostra coscienza, una vocina che dal profondo guarda al nostro lavoro con occhi più distaccati e che getta luce sugli anfratti oscuri che noi, di primo acchito, non riusciamo a vedere, perché troppo coinvolti con le vicende di cui stiamo narrando.
Ogni romanzo, per potere procedere con fluidità, ha bisogno di una buona pianificazione. Al di là dell’idea iniziale, è fondamentale schematizzare l’intera struttura, in modo tale da avere una visione sinottica di tutta la vicenda, con tutti i possibili intrecci e sviluppi. Come suggerisce Terry Brooks in A volte la magia funziona:
«leggere, leggere, leggere.
Schematizzare, schematizzare schematizzare.
Scrivere, scrivere, scrivere.
Daccapo».
Queste sono le regole fondamentali che uno scrittore, o aspirante tale, dovrebbe seguire per ottenere il massimo dei risultati.
Io, fino a oggi, non ho mai avuto il “blocco” in fase di stesura del romanzo. Sono solito schematizzare tutto il romanzo, prima di gettarmi a capofitto nella scrittura vera e propria. Realizzare lo scheletro del romanzo, la suddivisione in capitoli e la descrizione sommaria di ciò che avviene in ognuno di essi mi aiuta ad avere una visione totale dell’opera e intervenire direttamente lì dove ritengo che le connessioni siano più deboli. Posso elaborare meglio l’intreccio e definire dettagliatamente la fabula. Alla fine dei conti mi ritrovo con una vera e propria mappa che segna la direzione di massima del mio percorso verso la conclusione del romanzo. Ovviamente non mi precludo uscite fuori strada, deviazioni improvvise dettate dallo svolgimento concreto della vicenda sotto le mia dita, il dattiloscritto può prendere direzioni inattese e stupefacenti, ma questo non toglie valore alla pianificazione iniziale che, in ogni caso, mi aiuta ad avere sempre chiara la mia meta.
Certo, non nego che ci potranno essere momenti in cui anche lo schema più dettagliato si rivelerà inutile e infruttuoso. Sono ancora agli inizi. Ma credo che un buon metodo possa sempre essere d’aiuto, se non altro, per costruire le fondamenta di qualcosa che poi, potrebbe diventare rivelarsi inaspettato.
Stay tuned
Io e il giardinaggio
E fu così che mi sono dato al giardinaggio.
Già, proprio al giardinaggio.
Niente di che, non mi sono messo a potere tutte le piante del giardino. Mi sono limitato a piantare un alberello: un giovane esemplare, di circa 4 anni, di Ficus benjamina, salvato da una morte certa.
Non so se riuscirà a sopravvivere ai vandali che popolano il condominio in cui vivo (purtroppo ce ne sono alcuni che sembrano peggio degli Unni), però mi sento bene ad avere piantato questo giovane alberello e spero di poterlo rivedere negli anni e potere dire: «questo l’ho piantato io», con uno sguardo orgoglioso e una nota di soddisfazione nella voce. Sarebbe bello.
Il piccoletto è alto circa 30cm, ma è robusto e sembra in salute.
Che sensazione appagante!
Magari più in là pubblico anche una foto.
Stay tuned.
P.S.
Ho in progetto di costruire uno sgabello; sarà un’esperienza esilarante, lo so già.
Book trailer. Un mito sfatato
Vi segnalo il mio ultimo articolo dal blog “Sul Romanzo”. Prosegue la mia analisi della comunicazione editoriale applicata alle piccole realtà.
Vi ricordo anche che nella sezione “Tracce” del mio sito, potrete trovare l’elenco completo di tutti i miei interventi delle scorse settimane.
Stay tuned.
Sull’editoria a pagamento
Credo che valga la pena esprimere la mia posizione riguardo all’editoria a pagamento.
Se n’è fatto un gran parlare nelle scorse settimane (qui e qui, per esempio), io mi sono tenuto in disparte ascoltando le varie voci e chiedendomi quale fosse nel profondo la mia opinione su questa questione che, a volte, appare davvero spinosa.
Come molti dei lettori di questo blog sanno, io sto pubblicando il mio primo romanzo con Runde Taarn, uno di quegli editori che nelle famose “liste” di Writer’s Dream compaiono tra quelli cosiddetti a “doppio binario”, vale a dire che a volte chiedono un contributo per la pubblicazione, a volte no.
Io ho continuato a riflettere sulla faccenda; prima di firmare con Runde Taarn ho rifiutato alcune proposte indecenti che avevano l’unico obiettivo di estorcermi diverse migliaia di euro, facendo perno sulla mia voglia di esordiente di volere vedere pubblicato il mio manoscritto. Sono cascati male, poiché non sono il tipo che sta a guardarsi allo specchio e, soprattutto, non ho migliaia di euro da spendere con così tanta leggerezza.
Io mi sono informato molto su Internet, ho letto le opinioni che giravano sugli editori che mi hanno contattato e mi sono affidato al giudizio di una mia amica, anch’essa autrice di fantasy. L’idea che mi sono fatto nel mio girovagare in cerca di informazioni è che la vera differenza non sta tanto tra editori a pagamento ed editori non a pagamento, quanto piuttosto tra editori onesti e truffatori. Purtroppo, il mercato è piagato, come molti altri settori, da individui che subdolamente, lusingando autori ingenui, si arricchiscono senza offrire nulla in cambio.
Io suggerisco sempre di informarsi bene su con chi si ha a che fare, perché a finire nelle maglie di un malfattore ci si mette davvero poco.
Non faccio nomi di editori disonesti, preferisco non farmi querelare, però vi invito a diffidare dagli editori che cercano “nuove promesse” dalle colonne dei giornali. Il più delle volte si tratta di un inganno. Non fidatevi neppure molto degli editori che vi contattano dopo venti giorni da quando avete inviato il manoscritto. I tempi tecnici di risposta si aggirano intorno ai sei mesi, ci sono editori che riescono a fornire un riscontro dopo tre mesi, altri ne impiegano fino a otto. Ci sono tempistiche che non possono essere eluse, quindi state allerta poiché la fregatura può appostarsi dietro l’angolo (io ho chiuso Il destino di Eufeld nel maggio del 2009 e ho ricevuto le mie risposte tra settembre e dicembre dello stesso anno, tranne che da un editore – indecente – che mi ha risposto dopo appena un mese).
Non tutti hanno la possibilità di essere pubblicati da un grande gruppo (in realtà, in Italia i grandi gruppi editoriali sono soltanto tre: Mondadori, RCS Mediagroup e Mauri Spagnol), oltre alla costellazione degli editori di medie dimensioni, esistono numerosi piccoli editori che vivacchiano e che si differenziano per il diverso grado di serietà nell’affrontare tutte le sfide del mercato editoriale. Molti piccoli editori non fanno editing, non fanno promozione, non hanno una struttura distributiva degna di questo nome. Insomma, sono soltanto delle tipografie molto care.
Quando ci si trova davanti a un contratto editoriale è necessario leggere bene ogni clausola e riuscire a reperire tutte le informazioni sull’editore che vi ha contattato, leggete i forum dedicati agli esordienti, chiedete a chi ha già avuto qualche esperienza (magari proprio con quell’editore specifico). Insomma, aprite gli occhi e guardatevi in giro. Ricordatevi che il contratto deve prevedere anche il guadagno dell’autore e non deve contenere clausole vessatorie, smaccatamente a favore della casa editrice.
Ripeto, la vera differenza è tra editori onesti ed editori truffatori. Informatevi con cura.
Stay tuned.









